Importazione diretta e parallela: vantaggi e rischi

ilvaila • 6 giugno 2014

Grazie al corso favorevole dell’euro e del dollaro, acquistare un’auto di importazione parallela appare a prima vista un vero affare. Tuttavia, i prezzi non dovrebbero o non possono essere confrontati secondo un rapporto 1:1. Infatti, bisogna considerare vantaggi e svantaggi che non sono subito visibili nel prezzo d’acquisto. 

Intanto, se si decide di acquistare un’auto all’estero, occorre anzitutto effettuare un’analisi costi-benefici per valutare l’effettiva convenienza dell’operazione.
Non si dovrà, quindi, considerare soltanto il prezzo finale dell’automobile posta in vendita nel Paese estero rispetto al prezzo in Italia, ma si dovranno valutare anche le spese di viaggio, il tempo investito e le altre spese accessorie, quali quelle relative alla corrispondenza, all’ottenimento dei documenti necessari per l’importazione, all’eventuale traduzione del contratto e della documentazione tecnica, al trasporto del veicolo ed alle altre formalità.

Il prezzo praticato nel Paese estero che il consumatore deve prendere in considerazione è quello netto, poiché le imposte (IVA) vanno versate nel Paese di destinazione e, quindi, in Italia: pertanto, converrà optare per l’acquisto in Paesi ad alta pressione fiscale (quali i Paesi scandinavi, dove l’IVA arriva al 25%) nei quali la differenza di prezzo con e senza tasse può essere considerevole.
Si precisa che l’IVA deve essere versata nel Paese importatore (ossia l’Italia) soltanto in relazione ai veicoli nuovi: si considerano veicoli nuovi, per legge, anche quelli che abbiano percorso meno di 6.000 km e che siano immatricolati da meno di 6 mesi . Tali veicoli, venduti esentasse dal concessionario estero, sono soggetti all’aliquota IVA applicata in Italia e, quindi, pari al 20% del prezzo.
Nel caso di veicoli usati, l’IVA è invece compresa nel prezzo di vendita e non deve più essere corrisposta in Italia. Queste condizioni fanno sì che i Paesi a bassa pressione fiscale siano preferiti per l’acquisto di auto usate e quelli ad alta pressione fiscale per l’acquisto di auto nuove.

Documentazione necessaria
I documenti necessari per immatricolare in Italia un veicolo acquistato all’estero sono pressoché gli stessi di quelli richiesti per l’immatricolazione di un’auto acquistata in Italia.
La documentazione da produrre varia leggermente in base al Paese di provenienza del veicolo ed in relazione al fatto che si tratti di veicolo nuovo o usato.
Per i veicoli nuovi, alla prima immatricolazione, è richiesta l’originale del COC (Certificato di Omologazione Comunitaria), nonché i documenti attestanti il versamento dell’IVA; nel caso di auto usata, invece, sono quasi sempre sufficienti i documenti di circolazione e/o un certificato di radiazione dall’ufficio di immatricolazione del Paese di provenienza.
Come per le auto acquistate in Italia, inoltre, per l’immatricolazione e per l’iscrizione al PRA, bisogna provvedere all’autenticazione del contratto di acquisto quale documento attestante il passaggio di proprietà.
Difficilmente le autorità estere rilasciano la documentazione tecnica già redatta in lingua italiana. Si richiedono, di norma, una traduzione asseverata.
In relazione, infine, alla documentazione tecnica, si ricorda che l’Unione Europea ha emanato una normativa sui gas di scarico dei veicoli che distingue tra 5 categorie di standard ecologici (EURO 0, EURO 1, EURO 2, EURO 3, EURO 4). Lo standard EURO 0 indica i veicoli immessi nella circolazione antecedentemente all’entrata in vigore della prima direttiva in materia.
Lo standard EURO, come noto, è un dato molto importante poiché in Italia vengono applicate severe limitazioni alla circolazione dei veicoli appartenenti alle categorie più basse. I documenti di circolazione di un veicolo non riportano, però, direttamente lo standard “EURO”, ma solo la direttiva europea di riferimento: di seguito, quindi, si riportano i dati delle direttive corrispondenti ai diversi standard “EURO”.
91/441 e 93/59= EURO 1
94/12, 96/69 e 98/77= EURO 2
98/69, 98/77rif98/69= EURO 3
98/69 B, 98/77rif98/69B= EURO 4

Il trasferimento in Italia
Acquistando un’automobile all’estero sarà, ovviamente, necessario preoccuparsi di come trasferirla in Italia. In linea generale, esistono tre possibilità:

  • Apposizione di una targa prova
    Si tratta di una targa a validità limitata nel tempo (per consentire il viaggio e l’immatricolazione in Italia): ad essa deve accompagnarsi un’assicurazione provvisoria a copertura di eventuali danni che si verificassero nel corso del trasferimento. Sarà necessario informarsi in anticipo se nel Paese prescelto per l’acquisto vi è la possibilità di ottenere tale targa prova: non tutti i Paesi esteri, infatti, la rilasciano.
  • Trasporto con rimorchio.
    Se si dispone di un rimorchio o se si ha la possibilità di procurarselo (a costi contenuti, ovviamente), si potrà utilizzarlo per trasportare l’auto in Italia, senza il bisogno di espletare ulteriori formalità.
  • Immatricolazione immediata in Italia .
    La terza possibilità consiste nell’immatricolare l’auto acquistata all’estero prima del trasporto: bisognerà, quindi, essere già in possesso del contratto di acquisto e di tutti i documenti previsti dalla legge (ivi compresa l’assicurazione). Una volta ottenuta l’immatricolazione in Italia, si potrà andare a ritirare il veicolo nel Paese di acquisto con la targa definitiva in tasca e ritornare in Italia a bordo dell’auto.
    Importazione attraverso un importatore parallelo.
    Elencati tutti gli adempimenti necessari per perfezionare l’acquisto di un’auto all’estero, emerge chiaro il motivo per il quale molti consumatori si affidano alle agenzie operanti nel settore per importare l’auto.
    Il consiglio, in tal caso, è di accertarsi sempre della serietà dell’agenzia alla quale si affida l’incarico. Negli ultimi anni, infatti, la Guardia di Finanza ha indagato in diversi casi sul mancato pagamento dell’IVA in casi di importazione parallela.
    Lo schema è il seguente, sia per le vetture nuove che usate: la prima importazione viene eseguita da una ditta “cartiera” (ovvero che esiste solo sulla carta), la quale non versa l’IVA dovuta anche se dichiara di avere assolto tutti gli obblighi previsti. L’auto viene poi rivenduta ad altre ditte, che quasi sempre agiscono in buona fede ed assolvono anche gli obblighi inerenti all’IVA. Nel tempo necessario affinché il Fisco risalga alla truffa, le società “cartiere” sono quasi sempre scomparse.
    E’ poi il consumatore, acquirente finale, ad essere nei guai: a seconda dei casi potrebbe rischiare l’annullamento dell’autorizzazione e la requisizione dell’autovettura, perché secondo la legge ha effettuato un “incauto acquisto”.
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